Critica

A cura del Prof. Antonio Maccarone.

L’opera di Peppino Del Grosso parte da personali riproposizioni di capolavori del passato che a prima vista potrebbero apparire semplici esercitazioni didattiche.

Un’analisi più approfondita evidenzia una originale visione, soprattutto per il sapiente uso del colore.

Più freschi e brillanti, anche se con un approccio quasi infantile, per il tocco a volte inconsciamente approssimato a volte volutamente acceso, i temi riguardanti la rappresentazione di oggetti, animali, paesaggi, nature morte.

Alcuni suoi paesaggi, luminosi o appena velati da una foschia di colori attenuati, danno sempre il senso di una natura incontaminata, nel pieno rigoglio e nello splendore dell’ambientazione accentuata da fonti luminose.

Sono soprattutto i particolari minimi che spesso ci danno un senso di solitudine e partecipazione.

Gli accostamenti sono semplici e quotidiani, ci appaiono perfino familiari e anche quando evocano sentimenti e sogni, appaiono trasparenti, quasi impalpabili, pur sempre legato all’animo semplice e sensibile di Peppino.

I suoi tramonti sono soffusi di una luce smaltata e carica di profonda spiritualità.

Per il suo cromatismo particolare dimostra di possedere e conoscere fino a fondo tecniche e tradizioni.

In sintesi il candore naturale che traspare dalle sue opere ne sottolinea l’ingenuità marcata di una visione tranquilla e da sognare.

Il silenzio, la pace, il rispetto dei grandi temi Sacri lo portano a trattare argomenti profondi e temi grandiosi con la stessa ingenua freschezza e con la stessa sensibilità di uno spirito attento e sempre cosciente dei messaggi che ne derivano, dimostrando allo stesso tempo un forte senso morale e meditativo che lo aiutano a sviluppare delle pregevoli e modernissime visioni del tema sacro.